Trovi l’agenda…Trovi me.
Non sembrava una minaccia. Somigliava piuttosto a un invito, ed era proprio questo a preoccuparlo..
Il telefono vibrò.
— Serra.
— Buongiorno, commissario.
Sara Monti.
— Spero che tu abbia una buona notizia.
— Dipende.
— Comincio a odiare questa parola.
— Allora preparati. Ho trovato l’indirizzo di Clara Valenti.
Leonardo guardò l’orologio.
— Dove abita?
— A Trastevere. Ho recuperato anche il suo fascicolo. Ti aspetto in questura.
— Arrivo.
Mezz’ora dopo attraversava il corridoio della questura.
L’odore del caffè si mescolava a quello della carta e del fumo rimasto nelle stanze.
Una voce alle sue spalle lo fermò.
— Lei è il commissario Serra?
Leonardo si voltò.
Davanti a lui c’era un uomo sulla cinquantina, in completo scuro, con una cartella sotto il braccio.
— Dipende da chi lo chiede.
L’uomo accennò un sorriso.
— Alberto De Santis, della procura della Repubblica.
Gli porse la mano.
— Mi hanno detto che è lei a coordinare le indagini.
Leonardo gliela strinse.
— Allora le hanno detto anche che la giornata è appena cominciata.
Il magistrato sorrise.
— E temo che sarà una giornata molto lunga.
— Perché?
— Perché Cesare Bellini aveva amici importanti.
— Lo avevo intuito.
— E alcuni di loro sono molto nervosi.
Leonardo infilò le mani nelle tasche.
— Di solito è un buon segno.
De Santis lo osservò per qualche secondo.
— Cerchi di non pestare troppi piedi, commissario.
— Non faccio promesse che non posso mantenere.
Il magistrato rise piano.
— Sarà interessante lavorare con lei, commissario.
Sara lo stava aspettando nel suo ufficio.
— Hai fatto presto.
— Non avevo di meglio da fare.
Lei gli porse un fascicolo.
— Clara Valenti, quarantadue anni, giornalista investigativa. Ha lavorato per alcuni dei principali quotidiani nazionali.
— E poi?
— Ha lasciato le redazioni.
— Perché?
Sara fece spallucce.
— Non è chiaro. Da allora ha continuato a lavorare per conto proprio.
Leonardo sfogliò le pagine. Articoli, interviste e inchieste affrontavano sempre gli stessi argomenti: corruzione, finanza, fondazioni benefiche e potere.
Il nome di Cesare Bellini compariva più volte.
— Interessante.
— C’è di più.
Sara gli porse una fotografia scattata da lontano, molto diversa da quella che gli aveva mostrato il giorno prima. Bellini e Clara Valenti erano seduti allo stesso tavolo di un ristorante. Stavano parlando e, a giudicare dalla naturalezza dei loro gesti, sembravano conoscersi bene. Leonardo rimase a osservarla per qualche istante.
— Questa cambia un po’ le cose.
— Già.
— Dove abita?
Sara gli porse un foglio con l’indirizzo.
— Trastevere.
— Andiamo.
Clara abitava al terzo piano di un vecchio edificio. Nessuno rispose al campanello.
Leonardo bussò una prima volta. Attese qualche secondo, poi bussò ancora.
Nessuna risposta.
Provò la maniglia.
La porta era socchiusa.
Lui e Sara si scambiarono uno sguardo, quindi entrarono.
L’appartamento era in ordine. Troppo in ordine. Sul tavolo del soggiorno c’era una tazza di tè ancora tiepida. Una finestra era aperta e una coperta, lasciata sul divano, faceva pensare che qualcuno fosse stato lì fino a poco prima.
— Clara? — chiamò Sara.
Nessuna risposta.
Leonardo attraversò lentamente il soggiorno. Lo sguardo si posò prima su una libreria, poi su una scrivania e infine su una grande bacheca ricoperta di fotografie, appunti e ritagli di giornale.
Si fermò.
Al centro della bacheca c’era una fotografia di Cesare Bellini. Attorno a lui comparivano altri volti: politici, imprenditori, professionisti e persone influenti, tutti collegati da linee rosse tracciate con un pennarello.
Nel suo insieme, sembrava la mappa di una fitta rete di relazioni.
Sara si avvicinò lentamente.
— Santo cielo…
Leonardo non rispose.
Aveva appena notato un foglio fissato nell’angolo in alto a destra della bacheca.
C’era scritto:
Agenda Nera
E, subito sotto:
Elenco completo
Un brivido gli attraversò la schiena.
Qualcuno aveva raccolto informazioni su tutte quelle persone.
E Clara Valenti sembrava sapere molto più di quanto avessero immaginato.
Poi notò un altro foglio.
Poche parole, scritte a mano.
«Se mi succede qualcosa, cercate lui.»
Sotto la frase era appuntata una fotografia.
Leonardo fissò la fotografia più a lungo del necessario.
L’uomo ritratto lo fissava dritto negli occhi. Indossava un cappotto scuro.
Lo stesso uomo che la sera precedente era scomparso tra la folla sul ponte.
Alle sue spalle, Sara abbassò la voce.
— Lo conosci?
Leonardo continuò a osservare la fotografia.
— No. Non lo conosceva.
Eppure, più osservava quel volto, più avvertiva una fastidiosa sensazione di familiarità. Era certo di non averlo mai incontrato, ma qualcosa in quell’uomo gli sembrava già visto.
Non sapeva ancora dove.